Siamo in tempi di gran riforme (quando mai non lo siamo stati?). Segnalo due articoli, entrambi da Internazionale: uno del noto linguista Tullio De Mauro,
l'altro, più d'attualità, è del giornalista e scrittore Christian Raimo,
Del primo apprezzo la precisione nello spiegare perché è stato fatto un uso superficiale e ignorante dei nomi di questi tre grandi. Ricordo che c'avevano già provato nel 2001, nella stessa direzione, la Letizia Brichetto Arnaboldi in arte Moratti (emmò so' ratti ppe' ttutti), con il suo "gruppo Bertagna", stravolgendo il senso della frase della Scuola di Barbiana "non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali".
Del secondo mi piace il tono diretto e che mette il dito sulla questione delle disuguaglianze, e in particolare su tutta quella parte di futuri cittadini che rimarranno schiavi per
"gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
L'ho letta da qualche parte 'sta roba, o me la sono sognata io? Be', comunque lo vedo ogni santo giorno.